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Berlino è un caleidoscopio, un'officina sperimentale, un frullato di culture. Per noi, ragazzi di Cuneo poco avvezzi ai viaggi oltre frontiera, è stato un incontro che ha lasciato il segno. E dire che ci siamo arrivati un po' per caso. Ai nostri nuovi produttori avevamo espresso il desiderio di incidere il nuovo disco in un ambiente diverso: quelli precedenti li avevamo registrati in campagna, in mezzo alla natura. Stavolta volevamo una città. Così Head e Rob Ellis ci hanno proposto Londra, Parigi, Praga o Berlino. La scelta è caduta sulla capitale tedesca. Per 6 settimane abbiamo vissuto in 3 piccoli appartamenti a Kreuzberg, quartiere nel cuore della "nuova Berlino", rifugio prediletto della numerosa comunità turca, ma anche di studenti, punk e seguaci di uno stile di vita alternativo. Abbiamo lavorato al Tritonus Tonstudio, che era poco lontano da casa: bastava attraversare il Görlitzer Park ed eravamo arrivati. Per mangiare, ci arrangiavamo soprattutto in casa: il nostro tour manager è un ottimo cuoco. Altrimenti, la nostra base era al Casolare, un ristorante-pizzeria gestito da un italiano che si trasferì a Berlino 15 anni fa. Se non nell'aspetto, almeno nell'anima è un punk integralista e infatti ascolta solo questo genere di musica... Comunque, a Berlino si mangia bene e si possono assaggiare le cucine di tutto il mondo: noi ne abbiamo provate almeno una decina. E veniamo alla musica: di solito si accomuna Berlino a David Bowie o Lou Reed. Noi questo abbinamento lo abbiamo sempre fatto con Nick Cave e quindi è stata una bellissima sorpresa scoprire che aveva inciso uno dei suoi album migliori, The good son, proprio in quello studio dove stava nascendo il nostro album. Una coincidenza fantastica! Berlino è una città che offre molto a chi ama la musica. In passato, finito il turno di registrazione, eravamo abituati ad andare a dormire o tutt'al più a fare lunghe chiacchierate tra noi. Perchè a Cuneo dopo una certa ora dove vuoi andare? Lì invece basta averne voglia e potresti non toccare mai il letto. Il nostro locale di riferimento era proprio sotto lo studio. Si chiama Cake ed è perfetto per fare chill out dopo 8 o 10 ore di musica "a palla". Da lì partivamo alla scoperta delle incredibili notti berlinesi. L'offerta è davvero infinita. Spesso frequentavamo un minuscolo jazz club, il Farcao, dove si fa musica dal vivo. La programmazione è varia, e se una sera ti imbatti in un gruppo interessante, quella dopo potresti anche beccarti una sola. Ma l'ambiente è sempre stimolante. Berlino è la capitale della techno, e dunque una notte siamo andati a curiosare in uno dei suoi templi, il Tresor, nato all'interno della camera blindata di un ex grande magazzino. Sembrava di stare in un girone infernale, con la musica a un volume pazzesco. E anche se non amiamo, né ameremo mai quel genere, dobbiamo ammettere che ascoltata in quel posto la techno assume una certa dignità. Passando dall'inferno al paradiso, indimenticabile è stata la serata che abbiamo speso alla Berliner Philarmonie. Davvero spettacolare la programmazione, basata su una sinfonia di Stravinskij e su opere di altri autori meno noti. Strabiliante l'acustica. Gli appassionati di musica, di qualsiasi genere di musica, dovrebbero assistere a un concerto in questa sala. Le emozioni sono garantite. Tra le tante scoperte che abbiamo fatto, c'è quella di una rock-band americana, The Low, che abbiamo visto in un localino di Prenzlauer Berg, il quartiere dei bohemien, a Berlino est. Ecco, est e ovest. Il muro non c'è più, ma le differenze si vedono. E ci ha stupito che a sottolinearle siano proprio berlinesi. Non solo gli anziani, ma anche i giovani: i wessis non vogliono confondersi con gli ossis. Le differenze, eccezion fatta per le zone ricostruite dopo l'abbattimento del muro, sono evidenti anche sotto l'aspetto architettonico. Una delle cose che più colpisce è infatti il mix di stili. C'è Potsdamer Platz, simbolo della modernità con i suoi grattacieli, e solo un paio di chilometri più in là c'è Unter den Linden, il viale più spettacolare della città, che va dalla Porta di Brandeburgo alla Schlossplatz. Poi c'è la zona dei musei, dove si respira una certa austerità teutonica: lì è tutto grigio, però mai opprimente. E quando si arriva in Alexanderplatz si passa dall'austerità teutonica a quella sovietica: uno dei suoi simboli è la Torre della televisione, una mostruosità che dall'alto dei suoi 365 metri domina la città. Chi ha buone gambe, può fare una lunga passeggiata partendo da Schöneberg, uno dei quartieri più ricchi, anche se oggi leggermente in declino almeno sotto l'aspetto culturale; attraversare il Tiergarten, un parco enorme grande come mezza Milano; e arrivare a Potsdamer Platz, meglio se dopo il tramonto: l'impatto sarà indimenticabile, una "cartolina" da conservare gelosamente tra i ricordi più belli. Insomma, da vedere e da fare a Berlino ce n'è davvero per tutti i gusti e per conoscere a fondo la città ci vorrebbero mesi, forse anni. Ma a noi 6 settimane sono bastate per capire che qui si vive meglio che in altre grandi città. Anche qui ci sono problemi enormi, ma ci è sembrato di sentire meno tensioni, meno stress. Probabilmente Berlino è diversa dal resto della Germania, è molto cosmopolita, molto aperta, apparentemente ci sono poche regole. Ma questa anarchia non sfocia nella prevaricazioni dell'uno sull'altro. C'è tolleranza, c'è grande rispetto, e si sente. Berlino è un ottimo compromesso: è una grande cittˆ che ti offre infinite opportunità e nello stesso tempo non c'è troppo caos e non vivi quel senso di oppressione che ti danno le metropoli troppo business-oriented. Ecco perché siamo tornati a Cuneo con il desiderio di rivedere Berlino al più presto. Siamo innamoratissimi di questa città e vorremmo tornarci per un concerto in qualche localino, magari da perfetti "signor nessuno", davanti a 20 persone. Ma sarebbe un concerto grandioso, molto, molto... berlinese.