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È cara, caotica, pericolosa. Eppure fa sempre il pieno di giovani (e no). Il motivo? Semplice: qui tutto succede prima che altrove. E ci si diverte da pazzi. Dio strabenedica gli inglesi

Londra è una città terribile: cara da morire, traffico caotico, trasporti pubblici al limite del collasso. Il livello di criminalità ha superato gli indici non proprio rassicuranti di New York, e in qualunque studio mondiale sulla "qualità della vita" è sempre in fondo alla classifica. Allora perché la gente non va in massa a Seattle o Helsinki, che di solito in queste graduatorie trionfano, e si mette in lista d'attesa pur di trovare un volo per la capitale britannica? E perché accetta di pagare cifre da rapina per hotel che, se va bene, ne valgono la metà? Semplice: perché Londra è divertente

Londra è una città terribile: cara da morire, traffico caotico, trasporti pubblici al limite del collasso. Il livello di criminalità ha superato gli indici non proprio rassicuranti di New York, e in qualunque studio mondiale sulla "qualità della vita" è sempre in fondo alla classifica. Allora perché la gente non va in massa a Seattle o Helsinki, che di solito in queste graduatorie trionfano, e si mette in lista d'attesa pur di trovare un volo per la capitale britannica? E perché accetta di pagare cifre da rapina per hotel che, se va bene, ne valgono la metà? Semplice: perché Londra è divertente.

Qui tutto succede prima che altrove, basta guardarsi intorno per trovare nuovi stimoli, si possono fare così tante cose che si è costretti a scegliere. È un vero villaggio globale: si parlano più di 300 lingue e il 30 per cento dei londinesi appartiene a minoranze etniche. Insomma: è cara, sporca e pericolosa, ma non smette di attirare persone da ogni angolo del mondo. Non solo per turismo, ma anche per restarci: un recente studio calcola che nei prossimi 20 anni la popolazione crescerà del 10 per cento, superando così gli otto milioni di abitanti. Eppure, basta entrare in un supermercato, per chiedersi come facciano i londinesi ad arrivare a fine mese.

Gli affitti delle case hanno prezzi da infarto, il che spiega come mai quartieri fatiscenti vengano recuperati e trasformati in zone residenziali, con conseguente rapida mutazione di aree depresse in zone trendy, dove locali, gallerie d'arte e negozietti spuntano come funghi. Forse anche per questo, a differenza di tutte le altre metropoli, Londra non ha una vera e propria zona malfamata, o quartieri dov'è meglio non avventurarsi. Anche in quelli che godono di pessima reputazione (esempio tipico: Brixton) ci sono ampie zone verdi e risiede il ceto medio. Viceversa, in quartieri considerati più chic, come Notting Hill, subito dietro i locali modaioli, in certe viuzze, con il buio, è meglio non arrischiarsi. Un po' per necessità, un po' perché così impongono le regole della speculazione edilizia, la skyline di Londra cambia rapidamente, specie nella City, che alcuni considerano la sua vera anima. Per la prima volta, da quando Christopher Wren la ricostruì dopo il Grande Incendio del 1666 che causò la distruzione di 13 mila case, celebri architetti ne stanno stravolgendo il look con grattacieli sempre più alti. Fa molto discutere, ad esempio, quello completato da poco al n° 30 di St. Mary Axe, a pochi passi dalla stazione di Liverpool Street: tutto in vetro e acciaio, sembra un gigantesco uovo allungato verso il cielo. Il suo nome sarebbe Swiss Re Tower, ma la gente lo chiama con disprezzo "the gherkin" ("il cetriolino"). I progetti che da qui al 2010 dovrebbero sconvolgere la City sono 21, e la maggior parte prevede palazzi altissimi, fino a 66 piani. Molti temono che tutta questa frenesia edilizia possa far perdere alla City l'identità storica. Ma c'è anche chi fa notare che all'alba del nuovo millennio, quando fu aperto al pubblico il London Eye (la gigantesca ruota panoramica alta 137 metri sulla riva sud del Tamigi), parecchi storsero la bocca. Oggi quell'attrazione è così amata dai sudditi di Sua Maestà, che le autorità locali hanno deciso di rinnovare la licenza per altri 20 anni.

E il Millennium Bridge, quante polemiche ha suscitato? Chiuso immediatamente dopo l'inaugurazione (nell'estate 2000) per le paurose oscillazioni provocate dal passaggio dei pedoni, è stato riaperto 18 mesi dopo: cinque milioni di sterline per rimediare all'inconveniente. Ma oggi è letteralmente preso d'assalto da londinesi e turisti, che lo attraversano per andare dalla cattedrale di St. Paul alla Tate Modern o al Globe Theatre. La polemica che, invece, non si attenuerà riguarda il traffico. Nonostante gli sforzi dell'appena rieletto sindaco Ken Livingstone, inventore della "congestion charging" (gli automobilisti devono pagare cinque sterline per entrare in centro tra le 7 e le 18,30), la situazione è sempre caotica: nelle ore di punta (praticamente sempre) spostarsi in città è un calvario. E non aiuta la situazione dei trasporti pubblici, anche se il servizio degli autobus è leggermente migliorato: la metropolitana, da sempre il sistema più usato e (in teoria) più rapido, ormai è inaffidabile e inefficiente: ritardi, treni cancellati senza motivi apparenti, scale mobili e sistemi d'aria condizionata fuori servizio, stazioni chiuse per manutenzione, intere linee soppresse durante il weekend... Le incazzature sono frequenti, e la mitica flemma inglese va a farsi benedire. Noi visitatori, che ci concediamo il lusso di non correre come matti, abbiamo il vantaggio, smaltita la rabbia per essere stati lasciati a piedi, di uscire a cielo aperto, guardarci intorno e dire a noi stessi: "Ok ragazzi, comunque siamo a Londra".