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Leggendo questa battuta ho pensato che difficilmente si può dare torto al suo autore: un romano, abituato ai ritmi più morbidi della capitale, ai grandi spazi, al dolce clima laddove la contemplazione della bellezza ti è offerta a ogni angolo e la sua storia ti costringe in una dimensione più umana e autoironica, non può non entrare in contrasto con la realtà milanese, troppo votata al lavoro e simile a un ring. Fatta eccezione per alcune domeniche luminose, quando il sole accarezza i palazzi svelandoti l'elegante natura mitteleuropea della città (così bella quando è bella), Milano lascia poco spazio alla poesia nell'incedere a testa bassa dei suoi abitanti, quella maggioranza silenziosa che vive il lato quotidiano più alienante. Se sei fortunato, quindi, magari pedalando nei giorni festivi (evviva la bici!), puoi raggiungere uno dei tanti locali pronti per il brunch, offerto dai Navigli ai migliori grand hotel (all'Atlantique, per esempio, tra famigliole e fotomodelle, molto americano ed elegante anche la notte). Certamente la capitale lombarda (così diamo un senso nuovo alla frase del nostro cantautore) offre il meglio di sé dal tramonto all'alba, quando si rilassa (!!!) e si ripopola con nutrite schiere di studenti e aspiranti (qui tutti aspirano a qualcosa) addetti ai lavori pronti a dedicarsi al rito milanese per eccellenza: l'aperitivo. I gioiosi banchi dei bar, dal centro alla piu trendy "Isola", infatti, propongono straordinarie offerte golose e colorate per celebrare in perenne happy hour le ore tra le 19 le 22. All' Atm (ex deposito dei tram) ci si incontra per piacere o per raccogliere le informazioni sulle possibilità della serata, ma per alcuni è una vera cena. Più radical chic, in zona Sempione, il Roialto vi accoglie su un'ampia terrazza con sapori vagamente tropicali e ottimi cocktail da godersi openspace, lì dove una volta c'era una fabbrica. Una recente statistica dice che nella sola Milano si vendono più della metà dei libri comprati in Italia, è estremamente arduo quindi muoversi nei percorsi culturali. In ogni caso a chi ama l'arte contemporanea segnalo la Galleria Colombo (via Solferino 44), o gli incontri con l'autore preferito alla Fnac (via Torino) e alla nuova Feltrinelli (piazza Piemonte), o le intense serate al teatro Out Off (via Duprè 4), a volte dirette personalmente dallo scrittore Raul Montanari. Sempre interessanti sono anche i "menù artistici" dei centri sociali Leoncavallo e Conchetta, molto attenti alle nuove tendenze e alla portata di tutte le tasche. Poi, se non siete sazi, la cena è servita. La città propone uno sterminato ventaglio di offerte: se volete assaggiare qualcosa di tipicamente milanese, consiglio il risotto ai pistilli di zafferano del Solferino (nell'omonima via a 2 passi dal Corrierone). Oppure 2 scelte "esotiche": il ristorante bolognese Da Mauro, dove la cucina emiliana si sposa con i cantastorie dei Navigli e il circolo culturale indiano Sneh Sadan, dove Avinash vi farà sentire davvero in un'oasi di cultura indù. Più spesso vado in enoteca (ottima la Cantina di Manuela), per degustare, ben consigliati, un calice di vino, anche se il trend dei wine bar (ormai in ascesa sui più consumati sushi bar) obbliga alla prenotazione. Dopo cena. Che dire della notte milanese se non che i club cittadini offrono un'infinità di proposte all'altezza di ogni capitale europea. Per gli amanti del rock consiglio l'Alcatraz e il Rolling Stone. Se il portafogli ve lo permette e non avete paura di imbattervi in spavaldi calciatori, il Toqueville fa per voi; anche se l'Hollywood (che vanta il privé piu affollato di Milano) rimane il must delle notti mondane (sono entrambi in corso Como). La serata trasgressiva per eccellenza, a 2 passi dall'Hollywood, rimane il Gasoline, meta di giovani stilisti e drag queen. Per ballare avvolti nella ricerca sonora d'avanguardia c'era il Tunnel (chiuso da poco) e rimane il Ragno d'Oro. Per la musica piu dura e i gruppi cross-over invece consiglio il Binario Zero. E per fare l'alba, è sempre vivo il Killer Plastic.