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globetrotter

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Quando vado a Parigi, in centro, preferisco arrivare in treno. Perché costa molto meno di una corsa in taxi, certo. Ma soprattutto perché così ho un primo contatto con la vita reale, magari registrando che in barba alla famosa grandeur non tutto funziona alla perfezione: l'aeroporto Charles De Gaulle, ad esempio, è fantastico a vedersi, ma le sue magagne fanno rivalutare perfino Malpensa. Niente da dire invece sui convogli della Rer B, che corrono veloci incontro a una delle capitali del mondo. E questo non è un modo di dire: Parigi ha la capacità di assorbire e fare propri fermenti culturali provenienti da qualsiasi latitudine. Un esempio? Guardate fuori dal finestrino: i muri che costeggiano i binari sono un'immensa Hall of fame a disposizione dei graffitari cresciuti nella banlieue. Chilometri e chilometri di murales, che nascondono le tipiche brutture della periferia industriale.

Poi il treno si nasconde sotto terra e già alla prima fermata, Gare du Nord, capisci quante razze, quanti colori, quante culture convivano in questa città. Il termine "melting pot" l'avranno pure coniato a New York, ma a Parigi ha trovato un laboratorio eccezionale per essere studiato. Qui, per viaggiare da una parte all'altra del mondo, non è più necessario fare voli intercontinentali, cambiare fusi orari, avere il passaporto: basta acquistare un biglietto del metrò, e il gioco è fatto. Amate l'Africa nera? Scendete a St. Paul e dirigetevi in Rue Elzévir, non a caso chiamata Rue de la Petite Afrique. Oppure andate fino alla stazione del metrò di Château Rouge, dalle parti di Montmartre: le strade lì intorno (Rue Poissonniers, Rue Myrha, Rue Polonceau...) sono piene di negozi che ricordano gli empori di Dakar, con il meglio della sartoria africana: tende, cuscini... Se invece preferite il lontano oriente, andate nel XIII arrondissement, metrò Porte De Choisy: qui è pieno di ristoranti cinesi, vietnamiti, cambogiani, thailandesi. E nei negozi potete rifornirvi di spezie, frutta secca, anatre laccate, tè e tisane d'ogni tipo, compresa quella ai fiori di leone.

In tempi recenti è esplosa la mania dell'India, quindi un po' ovunque sono spuntati ristoranti, negozi di sari, altri specializzati in prodotti alimentari (dal curry alla marmellata di lime, ai semi di finocchio glassati) e altri ancora che vendono musica e film di Bollywood, il più delle volte onestamente taroccati. Il viaggio intorno al mondo non finisce qui: si può andare nella Russia degli zar, a Cuba, in Cile, in Brasile, nel Magreb. Fumare il narghilé e bere tè alla menta seduti su un pouf di un café egiziano è un must. Ma sono ben rappresentati anche paesi meno esotici come l'Olanda, la Svezia, il Belgio. E non preoccupatevi: sugli Champs Elysées, sotto la Tour Eiffel e sulla scalinata che porta al Sacré-Coeur la lingua più parlata è l'italiano. Perché noi siamo turisti pragmatici: prima vogliamo vedere tutte le attrazioni classiche e poi, se rimane un po' di tempo, lo dedichiamo al resto. Il problema è che le attrazioni classiche sono così numerose (si può non andare al Louvre, fare una passeggiata a Saint Germain de Prés, ammirare Nôtre Dame?), che alla fine non rimane quasi mai tempo per altro, con il rischio di portarsi dietro il ricordo di una Parigi da cartolina. Ecco allora un consiglio per avere un "assaggio" della Parigi più amata dai parigini doc: 4, 10, 11. Che non sono numeri da giocare al lotto, ma i numeri degli arrondissements ("quartieri") emergenti. Regalatevi una passeggiata nelle stradine del Marais (4°), dove quasi ogni giorno nascono nuovi negozi, gallerie e locali, ma nel rispetto della tradizione: nel ghetto ebraico hanno detto "no" a McDonald's riuscendo così a salvare un hammam. Altra zona da scoprire è quella intorno a Canal Saint-Martin (10°), che con il suo via vai di battelli, i ponti di ferro, le chiuse era uno degli scenari preferiti dal commissario Maigret, mentre oggi è stata rivalutata da stilisti e giovani creativi che aprono i loro atelier negli hangar e nelle tipografie abbandonate. Se amate la nightlife passate almeno una serata nei bistrot, club e bar dell'11° arrondissement, quello che va dalla Bastiglia a Place de la République. Rue de Lappe, Rue Oberkampf, Avenue Palmentier, Rue de Charonne, Bolulevard Voltaire sono indirizzi ben noti ai nottambuli: in queste strade c'è la più alta concentrazione di locali di tutta la città, qui la vita e il casino vanno avanti fino alle prime ore dell'alba.

Stare appresso alla città che cambia non è facile perché, nonostante la crisi economica, continuano a realizzare progetti faraonici: lo scorso febbraio è stato inaugurato MK2 Bibliothéque, un grande complesso attiguo alla Bibliothéque Nationale François Mitterrand che ospita 14 sale cinematografiche, tre ristoranti, un caffè, due negozi di Dvd e Cd e due spazi per esposizioni. Nelle prossime settimane la linea 14 della metropolitana, la cosiddetta Meteor, quella ipertecnologica che funziona senza conducente, sarà prolungata fino alla Gare de Saint Lazare. Mentre progetti più a lunga scadenza riguardano il MAC (Museo delle arti e delle civiltà), la cui inaugurazione è prevista per il gennaio del 2006; la riconversione di diversi immobili e la creazione di un immenso "Balcone verde" nell'area attorno alla Gare du Nord e alla Gare de l'Est: si tratta di un giardino pubblico grande più di settemila metri quadrati; e l'apertura entro il 2004 di una nuova sede della Cinématèque français (progetto firmato dall'architetto Frank O. Gehry), con cineteca, biblioteca, archivi e sale proiezioni. Parigi è sempre più proiettata verso il futuro. Eppure c'è una battaglia che non riesce a vincere, quella contro la crotte de chien: i parigini proprio non vogliono saperne di raccogliere gli escrementi dei loro cani.  Il Comune ha lanciato l'ennesima campagna di sensibilizzazione. Stavolta sui manifesti ci sono due grossi escrementi, sovrastati dallo slogan: "Tout doit disparaitre". Più in piccolo si legge: "Une crotte non ramassée c'est une amende del 183 E". Firmato: Mairie de Paris... Qualche spiritosone ha pensato di aggiungere a matita: questa è una città meravigliosa, però attenzione a dove mettete i piedi!