Ironia della sorte

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edito dal Bobo

Un giorno come tanti dell’agosto italiano, il mese deputato al meritato riposo. Un lungomare come tanti del nostro meraviglioso stivale. Sono le dodici circa, e l’assolata spiaggia libera è colma di bagnanti mollemente adagiati sulla sabbia a crogiolarsi al sole. Anche i bambini solitamente vivaci e chiassosi sembrano risentire della temperatura elevata e sono tutti a giocare silenti sotto gli ombrelloni che le premurose mamme hanno portato. In questo momento idilliaco di pace, il silenzio è rotto da un boato simile a quello di un caccia in ricognizione alla velocità del suono. All’unisono tutti i vacanzieri si girano verso la fonte di quel rumore incredibile che lentamente si sta avvicinando. Forse solo io mi sono reso conto risvegliandomi dal torpore che la fonte di quel boato non è altro che l’avvicinarsi di quelle moto a cui tanto sono affezionato. Sono in quattro, un road king, uno sportster e due softail con a bordo quattro cavalieri. Dopo un’andata e un ritorno per stabilire dove fosse meglio parcheggiare i lucenti mezzi freschi di lucidatura i quattro fermano i mezzi. Hanno tutti e quattro i caschi regolarmente allacciati al gomito, uno zainetto dove probabilmente oltre all’asciugamano hanno riposto la crema abbronzante, il cappellino con il bar & shield e una copia di Freeway fresca di stampa. Sono già abbronzati segno che la loro vacanza è cominciata da tempo o che il solarium vicino a casa li ha visti spesso ospiti. Le lenti dei loro occhiali sono incredibilmente scure e dopo aver bloccato le moto con un blocca disco, iniziano il loro lento incedere verso la battigia. La strada è leggermente più in alto rispetto all’arenile e i quattro si stanno avvicinando consci del fatto che il novanta per cento dei presenti li sta osservando. Loro non sono da meno, solo il movimento dei loro arti è lento, ma sotto gli occhiali fascianti i loro occhi saettano lungo la spiaggia spaziando in lungo in largo e si soffermandosi su un paio di ragazze distese con addosso due micro costumi da sturbo. Trovato lo spazio adatto a loro la sistemazione degli asciugamani pare alquanto approssimativa, ma ad un occhio attento è chiaro che la disposizione non è casuale. Hanno visivamente coperto ogni direzione come un gruppo di incursori dei berretti verdi oltre le linee nemiche. La svestizione avviene come per dei consumati attori, tolte le magliette i bicipiti risaltano in maniera impressionante e i loro corpi sono coperti da aggressivi tatuaggi. Anche il rito dell’olio solare sembra più un ballo al rallenty che non una operazione a salvaguardia della pigmentazione della pelle. A quel punto i quattro si sdraiano e la mia attenzione scema sino al punto che il sonno rotto dal loro arrivo rombante ha la meglio di nuovo su di me e mi riassopisco nel caldo. Dopo circa un’oretta il caldo insopportabile mi ridesta e il mio corpo reclama un tuffo refrigerante. Il tempo di riprendere conoscenza e mi alzo. Lo sguardo corre verso il punto ove i quattro cavalieri dell’apocalisse si erano sistemati e probabilmente anche loro mossi dalle stesse motivazioni si stanno muovendo in direzione del mare. C’è però qualcosa di diverso in loro, la loro spavalderia sembra sparita e i loro movimenti non sono più sciolti come poco prima. Timidamente si avvicinano all’acqua e dopo aver indossato bracioli gonfiabili e salvagente a ciambella si “tuffano” in mezzo metro d’acqua avendo cura di tapparsi il naso. Ma tutto ciò è assolutamente fantastico questa si che è vita, e se anche le vostre vacanze amici miei sono state condite da questa ironia allora siete stati alquanto fortunati. Ciao e un bobabbraccio a tutti