|
Tutto ha un inizio |
||
| Chi lo avrebbe mai detto. Era il 1991 quando mi sedetti per la prima volta su di una Harley-Davidson. A quell’epoca vivevo in Francia, nella splendida Saint Tropez, dove gestivo un ristorante. Tra le altre cose tre anni prima avevo subito un pauroso incidente motociclistico a bordo di una moto stradale che mi vide degente in ospedale per quasi due anni. Beh avevo giurato a me stesso che non sarei mai più andato in moto, il dolore che avevo provato in quella esperienza non aveva eguali, oltre a tutte le cose che avevo perso, tra l’altro il lavoro. Tornando a noi, un pomeriggio arrivò a farmi visita un amico con un softail standard. Ho ammirato a lungo quella motocicletta, e alla fine mi ci sono seduto. Come uso dire spesso invece di essere puntato in avanti come si sta sulle moto da strada, li mi pareva di essere seduto su un cesso, e ci stavo benissimo. È stato amore a prima vista, oserei dire una folgorazione, tanto è vero che l’indomani stesso mi recai presso la concessionaria Harley di Nizza per acquistarne una. Entrato nella concessionaria la mia attenzione venne catturata da un softail springer crema e turchese. Decisi per quella ma una cosa strana accadde, nessuno degli operatori di suddetta concessionaria mi diede retta e passata una abbondante mezz’ora decisi di andarmene oltretutto incazzato come una iena. Ero già diventato un cliente Harley, proprio di quelli che vogliono tutto e subito. Non mi persi d’animo, andai alla stazione di Saint Raphael e presi un biglietto per l’indomani mattina con destinazione Milano. Arrivai alla stazione Centrale di Milano alle 14,00 e credo dopo soli 15 minuti nel negozio di via Niccolini, pardon via Fioravanti, era li l’ufficio vendite. Un signore dalla lunga coda di cavallo, Lamberto mi accompagnò nello show room dove faceva bella mostra di se la moto che volevo. Entrato nell’esposizione mi girai verso destra e li vidi il primo Fat Boy della mia vita. Era li nero e imponente, sentivo la voce di Lamberto decantarmi le qualità dello springer ma non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella che qualche giorno dopo sarebbe stata la mia moto. Firmai il contratto e pagai con un assegno circolare, nessuna altra formula di pagamento era accettata all’epoca. Ricordo come fosse adesso il momento del ritiro del mio gioiello. Era un mercoledì pomeriggio, c’era il sole ed ero appena stato in un negozio di scarpe a comprare un paio di stivali a punta che mi parevano l’ideale. Quella stessa sera c’era per combinazione una festa Harley in un noto locale milanese dove naturalmente andai. Mi sentivo l’imperatore del mondo, in mezzo ad altre motociclette come la mia, ed erano tante in un periodo in cui non erano in molte nella nostra penisola. | C’era un'unica nota stonata, ed era il luccichio dei miei stivali nuovi di zecca. Fortunatamente un piazzale sterrato mi ha consentito di sporcare a dovere i miei stivali, ed assumere quell’aria da duro di periferia. Tutto magnifico, ma il bello doveva ancora cominciare. Avendo perso circa una settimana correva l’obbligo di rientrare in Francia al lavoro. Il giorno successivo quindi di buon’ora ho preparato il mio zaino (acquistato per l’occasione) e sono partito. Moto tra l’altro da rodare e quindi velocità di crociera piuttosto tranquilla. Beh la fase di innamoramento si stava trasformando in amore vero e proprio. L’autostrada dei fiori con il suo panorama fantastico, a sinistra il mare e a destra le montagne, una cornice fantastica. Decisi addirittura di fermarmi Spotorno dove comprai in una panetteria, della focaccia e una bibita, mi misi sul muretto che divide la strada dalla spiaggia per consumare il mio pasto e mi sentivo libero, libero come mai. Ero rilassato come non mai in vita mia e i 440km che separavano la mia residenza italiana da quella francese non mi erano mai sembrati così brevi, tanto che decisi poi di fare un ulteriore giro sulla litoranea. Mi sembrava di non aver mai visto quei posti per quanto da tempo vivessi li, tutto aveva una connotazione completamente diversa. Tutto sembrava più bello e divertente. E mi sentivo felice. Beh da quel giorno sono passati quasi dodici anni, 4 fat-boy si sono avvicendati, e l’ultimo è addirittura affiancato da una Ultra Classic, 350.000km percorsi, una cinquantina di tagliandi, 30 treni di gomme, non ricordo quanti manubri e quante selle, almeno 10 carri attrezzi, 3 incidenti con conseguenze più o meno gravi, i capelli sono diventati lunghi, la barba è in forme costantemente diverse, la pancia è cresciuta in maniera esponenziale, gli amici motociclisti sono moltissimi, ho una rubrica tutta mia sul glorioso Freeway e dulcis in fundo lavoro alla Harley-Davidson Monza. Che cosa potevo volere di più da questo cammino motociclistico? Beh un sito internet dove fare proseliti, no non sto delirando, la speranza e che da qui io possa trasmettere agli altri una piccola parte della mia passione, vorrei insomma contagiarli. La speranza quindi è che www.ilbobo.com sia per tutti una piccola parentesi fuori dal recinto, il recinto che regole probabilmente da altri costruite ci sta intorno, quel recinto che ci fa soffocare e che non ci permette di gridare senza che ci diano dei pazzi. Non voglio assolutamente che diventi la verità assoluta ma semplicemente un momento di diversione. Ciao e un bobabbraccio a tutti voi. | |