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Craig Jones

Cominciò da una trial 100cc, aumentando man mano la cilindrata. E quando finalmente Craig Jones ha incontrato le Buell, ha messo le mani allo small block senza mai… montarsi la testa! Da allora la sua presenza agli eventi targati Harley-Davidson si è trasformata in una consuetudine che entusiasma le folle, mostrando l’insospettabile versatilità dei modelli Harley e Buell. E i suoi fan sembrano non essere mai stanchi di ammirare le sue performance.

La prima volta che ci mettemmo in contatto con questo personaggio, tanto conosciuto quanto amato dal pubblico di mezzo mondo, avvenne nel 2001 e non esattamente in circostanze piacevoli. In quella occasione, durante un’intervista che ci aveva rilasciato tra flebo e lettini di un pronto soccorso dichiarò, con la modestia di chi sa fare autocritica l’arma in più per migliorare: “Troppa sicurezza e tranquillità portano a perdere la concentrazione e a fare cadute idiote…”. In questi termini ci aveva raccontato lo spiacevole episodio, dando sfoggio della sua esperienza e disponibilità. Le occasioni per scambiare qualche chiacchiera con Craig e farci svelare qualche mistero sulla sua abilità non sono mancate, e in ognuna di esse si è dimostrato lo stuntrider  della porta accanto, pronto ad accontentare giornalisti e fotografi. “E’ una passione nata intorno ai 14 anni, periodo in cui velocità ed aggressività mi eccitavano sino a sedurmi. Ho cominciato con una trial 100, e verso i 17 anni sono passato ai 125, aumentando gradualmente di cilindrata…”, ci spiega Craig in occasione del Rally europeo 2001 organizzato dalla HOG. Il destino di Craig sembrava già scritto: ingegnere, o almeno così speravano i suoi genitori che, come ci racconta, erano piuttosto perplessi di fronte alla nuova passione dell’inquieto figliolo.

Ma Graig non ha mai smesso di crederci e ha fatto di questa ambizione il motore per realizzare il suo sogno. Intorno al 1996, erano in pochi a godere delle sue performance, che riservava ai clienti di alcuni pub esibendosi in un numero da lui preparato, e divertendo gli amici con una Suzuky Streetfighter 1100 completamente trasformata. Craig è l’esempio vivente del self made stunt. Ha iniziato da solo, imitando i suoi predecessori e cimentandosi in penne, stoppies e “donut”, i burn-out circolari. La sua carriera è nata con il motocross che, come lui stesso afferma, “ha contribuito a migliorare notevolmente la mia tecnica di guida”. Intorno ai 25 anni Craig fa dello stuntriding una professione e nel 1999 si lega al marchio Harley-Davidson, dando vita ad un sodalizio che non smette di dispensare emozioni e soddisfazioni. “Nel 1999 ero in Australia per una dimostrazione in occasione del Grand Prix di Formula 1 – racconta divertito Craig -, mi hanno chiesto di provare una Buell, così per divertimento. Mi è piaciuta tantissimo, tanto che al ritorno in Inghilterra ho chiamato Harley-Davidson UK, spiegando che le Buell sarebbero state un mezzo perfetto per i miei show. Li ho coinvolti e, nel giro di tre mesi, si sono offerti come sponsor”. Così ha avuto inizio il legame tra Craig e Harley-Davidson, legame che all’inizio aveva alimentato qualche critica, per il fatto che le Harley non sono concepite per questo tipo di performance. Il fatto che Craig sia in grado di fare acrobazie con queste due ruote ha certamente contribuito a modificare la percezione delle H-D, rendendo leggero agli occhi degli spettatori anche un Big Twin! I primi veri successi arrivano nel 2002, quando Craig vince il campionato Europeo di Stunt Riding nella Repubblica Ceka. Da quel momento, è un continuo crescendo di vittorie e record che non bastano a montare (e per fortuna nemmeno a smontare) la testa di Craig. Lui rimane, cosa da tutti molto apprezzata, un modesto e simpatico ragazzo inglese.