Nigel Villiers
|
L’Open Road Tour consuma le sue tappe in Europa. Siamo sicuri che a molti dei nostri lettori piacerebbe conoscere le persone che lavorano dietro questi grandi eventi. A Barcellona abbiamo incontrato Nigel Villiers. Canadese di origine, un volto dall’espressione rassicurante e disponibile, vive ormai da anni in Inghilterra, dove ricopre la carica di responsabile HOG Europa, Medioriente e Africa. Vorresti
raccontarci come sei entrato nel mondo H-D? Guidavi già un’Harley o
è stata una scelta conseguente al lavoro? Rispondere
a questa domanda equivale per me a dichiarare tutta la fortuna di cui mi
sento investito. Entrare in Harley per me ha rappresentato la
realizzazione di un sogno, la possibilità di tradurre in lavoro ciò
che per me ha sempre rappresentato una passione. Sono stato per tre anni
consecutivi il Director del Bridgwater Chapter England, arrivo quindi da
esperienze interne il mondo HOG molto simili a tanti di noi che
frequentano situazioni come questa di Barcellona. In questo momento la
mia piccolina è un Softail Standard 2002 modificato radicalmente. Ho
anche un Road King. Penso ci sia poco da aggiungere, rischierei di
attirarmi qualche invidia, è comprensibile. Scherzo, naturalmente. Vorresti
aiutarci a capire meglio il tuo ruolo nell’organizzaazione
internazionale HOG? Sono
responsabile delle attività HOG per l’Europa, il Medioriente e
l’Africa e coordino le attività e le iniziative relative il nostro
prestigioso club in queste zone. In altre parole cerco di tradurre,
nell’ambito delle diverse realtà geografiche e culturali nelle quali
operiamo, le basi della nostra filosofia HOG. Una filosofia che pur
tenendo conto delle diverse sfumature, dovute appunto alla particolarità
dei luoghi nella quale ci muoviamo, deve comunque mantenere una integrità
di base, vicina alle direttive americane. Dell’HOG
spesso si dice che sia una grande famiglia distribuita nel mondo intero.
Lavorando fra gli USA e l’Europa, hai la sensazione che sia veramente
così o c’è un po’ di retorica in tutto questo? Io
credo che potresti facilmente rispondere da solo a questa domanda
guardandoti in giro. Barcellona, e non solo qui nell’area della festa,
è letteralmente invasa da hoggers venuti da ogni punto dell’Europa
per condividere la stessa gioia. È così qui a Barcellona ma, come ben
sai, lo è ogni qualvolta se ne presenti l’occasione. Le persone si
incontrano, parlano, si scambiano opinioni e notizie. Spesso, questo
genere di incontri, si concludono con uno scambio di numeri di telefono
o dandosi appuntamento in altre situazioni. Questa non è affatto
retorica, ma la constatazione dei fatti. Dalla
tua posizione di osservatore “privilegiato”, con quale spirito credi
che dall’America si guardi alla scena Europea HOG? Abbiamo appena detto che HOG rappresenta una grande famiglia distribuita su tutto il pianeta. Naturalmente è anche un’associazione che ci permette di esportare il mito Harley-Davidson in tutto il mondo, invogliando di conseguenza nuovi rider a possederne una. È naturale, per tutte queste ragioni che dall’America si guardi con estremo interesse a tutte le iniziative che caratterizzano gli eventi europei e non solo. Abbiamo compiuto cento anni e crediamo siano stati solo i primi. Per pensare di percorrerne altri cento con lo stesso entusiasmo è necessario divulgare il nostro stile e la nostra passione: HOG è in grado di assolvere a questo compito. Dall’America lo sanno, per questo seguono gli eventi in Europa e nel resto del mondo con affetto e attenzione.
|
|
|